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LA LEGGE PER TUTTI I CITTADINI: Responsabilità medica; è reato rimandare la visita medica al paziente

Cell. 338.5459795 Studio 0984.975350 LA LEGGE PER TUTTI I CITTADINI: STUDIO LEGALE NICASTRO & LORIA UNICO PORTALE SULLA RESPONSABILITA’ MEDICA IN ITALIA RICHIEDI SUBITO UNA CONSULENZA O UN APPUNTAMENTO  ONLINE MAIL; spironicastro@teletu it RISPOSTA ENTRO LE 24/48 ORE LO STUDIO E’ PRESENTE A : COSENZA, CROTONE, CATANZARO, REGGIO CALABRIA, VIBO VALENTIA.

Corte di cassazionE sentenza numero 40753/2016 

L’arrivo di un paziente al Pronto Soccorso fa sorgere in suo capo il diritto di essere sottoposto a visita medica. La Corte di cassazione ha  fatto chiarezza con sentenza numero 40753 del 29 settembre 2016.  In sintesi: il codice triage assegnato al momento dell’accettazione non legittima mai il sanitario ad omettere di visitare un paziente la cui patologia sia stata valutata non grave dal personale paramedico al primo screening eseguito. Tale codice, piuttosto, limita la sua funzione a quella di definire un ordine delle visite, visite che comunque devono essere eseguite.

Nel caso con il quale la Corte si è dovuta confrontare, peraltro, a lamentare il dolore, acuto, era una donna non più giovane e a sollecitare il sanitario a visitarla era stato anche il personale infermieristico Il codice di ingresso,  ancorchè verde, ha legittimato ( del tutto abusivamente)  il medico, nonostante non avesse altre urgenze, ha rimandare l’esame radiologico cosi motivando:”  l’esame radiologico necessario deve essere posticipato, dato che al momento dell’arrivo del paziente era notte” Per la Cassazione, tuttavia, tale comportamento non può reputarsi un legittimo esercizio della discrezionalità del sanitario. È una priorità, infatti, quella di scongiurare delle patologie intense e tali da richiedere un intervento tempestivo e irrimandabile.Si configura per certo il  reato di rifiuto di atti di ufficio,  Avv. Piero Spiro Nicastro Fon. Cataldi

LA LEGGE PER TUTTI I CITTADINI: RISARCIMENTO E RESPONSABILITA’ ANCHE IN CAPO AI PARAMEDICI- INFERMIERE- RESPONSABILITA’ DI TIPO OMISSIVO – COLPA – cell. 338.5459795  

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 E’ responsabile l’infermiere e non il medico per ignoranza del funzionamento dell’impianto. E’ quanto emerge dalla sentenza n. 2541 della Sezione IV Penale della Corte di Cassazione, depositata il 21 gennaio 2016.

L’infermiere non è “ausiliario del medico”,  ma “professionista sanitario” e assume responsabilità di tipo omissivo riconducibili ad una specifica posizione di garanzia nei confronti del paziente del tutto autonoma rispetto a quella del medico. Il primario il quale ha sì  l’obbligo giuridico di sovraintendere e di assolvere ad una funzione di vigilanza;  ma non si può imputare a quest’ultimo ( questo il senso in estrema sintesi della Suprema Corte)  non rientra tra i compiti del Primario organizzare i corsi per la formazione del personale infermieristico su nuovi sistemi di monitoraggio e neppure verificare la piena conoscenza da parte dei singoli operatori.  Nel caso in esame,  ad un medico veniva contestata l’omessa vigilanza su personale infermieristico, in occasione della installazione di nuovo impianto di monitoraggio; è accaduto che l’impianto avesse allarmi sonori sospesi perché necessitanti di riattivazione manuale: all’atto di una crisi di fibrillazione ventricolare che colpiva un paziente, il personale non si allertava con conseguente exitus del paziente.  Il Tribunale assolveva il medico, ma la Corte d’appello lo riteneva colpevole del reato di omicidio colposo (art. 589 c.p.). La massima:  Il medico non può rispondere  del mancato “ aggiornamento” del personale infermieristico ad impianti di monitoraggio nuovi. CLICCA  SULL’HOME PER APPROFONDIRE E CONOSCERE TUTTE LE PUBBLICAZIONI ED I PROCEDIMENTI CON ESITO POSITIVO A PATROCINIO DELLO STUDIO. Avv. Piero Spiro Nicastro 

LA LEGGE PER TUTTI I CITTADINI: INDENNIZZO LEGGE 210/92 IN CALABRIA EMOTRASFUSI, CONTAGIO DA SACCA INFETTA, VACCINAZIONI O CAUSATA DA LAVORO : il termine per la domanda decorre solo se il danneggiato è a conoscenza del danno, in termini di consapevolezza, della sua ascrivibilità tabellare e della causa.

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Con sentenze depositate nel maggio del 2016  nn. 10116/16 e 10117/16, la Corte di Cassazione ha chiarito quando possa iniziare a decorrere il termine triennale, entro il quale deve essere tassativamente presentata la domanda di indennizzo ex lege 210/92. L’art. 3 comma 1 della legge stabilisce che la domanda citata deve essere inoltrata entro tre anni “dal momento in cui … l’avente diritto risulti aver avuto conoscenza del danno”, affinchè la  conoscenza  sussista non è sufficiente che il danneggiato sia consapevole dell’avvenuta “cronicizzazione della epatopatia post-trasfusionale”, tale cronicizzazione, infatti, “non configura e costituisce di per sé il requisito esclusivo per accedere ai benefici” previsti dalla legge 210/92. L’indennizzo viene riconosciuto solo se sussiste ed è provato innanzi tutto il nesso di causa tra patologia e una delle cause di danno previste dalla legge (contagio da sangue infetto, vaccino, contagio per causa di servizio ecc.), la predetta patologia deve inoltre essere sufficientemente grave da poter essere ascritta ad una delle otto categorie previste dalla tabella B annessa al testo unico approvato con D.P.R. 23 dicembre 1978 n. 915, come sostituita dalla tabella A allegata al D.P.R. 30 dicembre 1981 n. 834. IMPORTANTE Pertanto, il termine per la presentazione della domanda può iniziare a decorrere solo se il danneggiato è a conoscenza di tutti e tre i requisiti sopra indicati (danno, nesso causale e ascrivibilità). Ai fini della decorrenza del termine è quindi “decisiva la conoscenza da parte dell’interessato dell’esistenza di una patologia ascrivibile causalmente ad emotrasfusione dalla quale sia derivato un danno irreversibile che possa essere inquadrato – pur alla stregua di un mero canone di equivalenza e non già secondo un criterio di rigida corrispondenza tabellare – in una delle infermità classificate in una delle otto categorie di cui alla tabella” sopra citata.  Da ciò deriva che il giudice di merito può dichiarare la decadenza solo dopo aver svolto adeguate indagini “circa la conoscenza dell’esistenza di un nesso causale con la trasfusione e sulla consapevolezza che il danno irreversibile riportato fosse inquadrabile in una delle otto categorie di cui alla tabella A del D.P.R. n. 834 del 1981, seppure attraverso una valutazione di equivalenza”. CLICCA SULL’HOME. PER CONOSCERE ED APPROFONDIRE TUTTI GLI ARGOMENTI PUBBLICATI avv. Piero Spiro Nicastro

LA LEGGE PER TUTTI I CITTADINI: ECCO GLI OBBLIGHI DEL PRIMARIO: RISARCIMENTO DA COLPA PROFESSIONALE MEDICA – SUPERVISIONE DEL REPARTO- CONOSCENZE DEI PAZIENTI CON INTERPELLO DEGLI OPERATORI SANITARI ED ALTRO

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Diverse pronunce si sono occupate in modo specifico degli obblighi gravanti sui medici chiamati a dirigere un reparto o sui loro più stretti collaboratori. Al primario si ascrive la responsabilità per i danni derivati dall’inadeguatezza della struttura sanitaria da lui guidata, ove non dimostri di aver adempiuto a tutti gli obblighi che gli impone la legge, tra i quali rientra quello di acquisire informazioni sulle condizioni dei malati e di predisposizione di adeguate istruzioni al personale per le emergenze (Cass. civ., sez. III, 22 ottobre 2014, n. 22338). Oltre ad acquisire la conoscenza delle situazioni cliniche riguardanti i degenti –il che può avvenire sia tramite una visita diretta, sia mediante interpello degli altri operatori sanitari– il primario è obbligato ad assumere informazioni precise sulle iniziative intraprese dagli altri medici cui il paziente sia stato affidato, indipendentemente dalla responsabilità degli stessi, al fine di vigilare sull’esatta impostazione ed esecuzione delle terapie, di prevenire errori e di adottare tempestivamente i provvedimenti richiesti da eventuali emergenze (Cass. civ., sez. III, 29 novembre 2010, n. 24144). Non essendo tuttavia configurabile una responsabilità oggettiva a carico del primario, quest’ultimo non può essere chiamato a rispondere, semplicemente per il ruolo che ricopre, delle lesioni subite da un paziente che era stato ricoverato e sottoposto a un intervento mentre egli era in ferie (Cass. civ., sez. III, 31 marzo 2015, n. 6438).

Utili indicazioni circa gli obblighi gravanti sul primario e su quanti lo assistono provengono anche da recenti decisioni rese dalla Suprema Corte in procedimenti penali. Per un verso, si è affermato che il primario non può invocare l’esonero dalla responsabilità confidando che altri provveda a correggere il proprio errore (Cass. pen., sez. IV, 31 gennaio 2014, n. 4985); per altro verso, si è escluso che, nell’ipotesi di intervento chirurgico effettuato direttamente dal primario, degli eventuali errori manuali da lui commessi nel corso dell’intervento stesso possano essere chiamati a rispondere anche coloro che vi abbiano partecipato in qualità di aiuto o di assistente (Cass. pen., sez. III, 12 dicembre 2013, n. 5684).

Per quel che concerne l’aiuto primario, si è posto l’accento sul fatto che la sua condotta non può dirsi corretta ove egli rifiuti di eseguire un intervento chirurgico urgente, in caso di assenza o impedimento del primario (Cass. civ., sez. III, 16 aprile 2015, n. 7682, che ha confermato la decisione con cui il giudice di merito ha ravvisato la responsabilità di un aiuto primario di ostetricia che, accertato il grave stato di sofferenza del feto sulla base delle inequivocabili risultanze dell’esame del tracciato cardiotocografico e di quello amnioscopico, a dispetto dell’estrema urgenza dell’intervento, ometteva di procedere, in attesa dell’arrivo del primario, all’esecuzione del parto cesareo, di per sé eseguibile anche da un solo medico con l’ausilio di uno strumentista). Avv. Piero Spiro Nicastro CLICCA SULL’HOME PER CONOSCERE ED APPROFONDIRE TUTTI GLI ARGOMENTI E LE SENTENZE CON ESITO POSITIVO A PATROCINIO DELLO STUDIO. 

LA LEGGE PER TUTTI I CITTADINI. RESPONSABILITA’ MEDICA E SUSSISTENZA DI COLPA DEL PAZIENTE

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Corte d’Appello, Roma, sez. III civile, sentenza 11/03/2015 n° 1667

In vent’anni di attività forense abbiamo assistito all’atteggiarsi della responsabilità civile del medico in vario modo ed in diverse graduazione della colpa. Spesso tale responsabilità medica viene temperata  dal “ concorso di colpa del paziente”, tanto che occorre di volta in volta  valutare il grado di incidenza dell’azione del paziente ossia valutare quanto egli abbia  contribuito alla verificazione  dell’evento morboso.

È questo, in estrema sintesi, il principio espresso dalla Corte di Appello di Roma nella sentenza n. 1667 del 2015, resa nel delicato settore della responsabilità civile in campo medico, recentemente interessato da una serie di pronunce (da ultimo, la più importante del Tribunale di Milano del 17 luglio 2014) che vanno tutte nella direzione di un temperamento di tale forma di responsabilità al fine di arginare il noto fenomeno della “medicina difensiva”.

Nella fattispecie, la ricorrente riferiva di “essersi impigliata con l’anello del quarto dito della mano sinistra ad un cancello causandosi la lesione (consistita nello scuoiamento del dito)” dalla quale residuava, all’esito dell’ intervento sanitario, la deformazione anatomica del dito, la perdita di sensibilità e capacità di prensione, l’assenza di articolazione e cicatrici.

In primo grado, parte convenuta veniva condannata al risarcimento del danno (quantificato in € 82.240,86) in quanto “non appare inverosimile ritenere che una tempestiva e corretta diagnosi ed una tempestiva e corretta terapia avrebbero verosimilmente evitato l’evento negativo”.

La Corte d’Appello, in parziale riforma della sentenza impugnata, ha dato atto che nel nostro sistema giudiziario, “il medico o la struttura sanitaria convenuta in giudizio dal preteso danneggiato ha ormai possibilità di scampo pressoché nulle” e ciò a causa di plurimi fattori quali “la totale dislocazione della responsabilità dal versante contrattuale”, il fatto che “l’obbligazione del medico e della struttura sanitaria è riguardata come obbligazione di risultato”, che “il nesso di causalità si scrutina in applicazione del parametro del più probabile che non”, e, infine, che “l’incertezza sul nesso di causalità ridonda in danno del medico”.

Pertanto, prosegue la Corte, pur non essendovi spazio per rigettare la domanda in ragione della mancanza di prova del nesso di causalità tra la condotta del sanitario ed i postumi patiti dalla danneggiata “atteso il quadro della giurisprudenza di legittimità” in materia (si richiama, però, sul punto la sentenza milanese del 17 luglio 2014 ut supracitata), “i detti postumi sono il frutto quanto meno del concorso del fatto colposo della danneggiata, che per propria evidente negligenza –distrazione si è provocata lo scuoiamento del dito”. avv. Piero Spiro Nicastro

 

LA LEGGE PER TUTTI I CITTADINI: RESPONSABILITA’ MEDICA- DIFFERENZA TRA LA RESPONSABILITA’ PROFESSIONALE MEDICA CIVILE E PENALE: “Oltre ogni ragionevole dubbio” – ” più probabile che non”

LA LEGGE PER TUTTI I CITTADINI: Colpa medica, responsabilità per colpa generica e per colpa  specificaLA LEGGE PER TUTTI I CITTADINI: STUDIO LEGALE NICASTRO & LORIA UNICO PORTALE SULLA RESPONSABILITA’MEDICA IN ITALIA RICHIEDI SUBITO UNA CONSULENZA O UN APPUNTAMENTO  ONLINE AL 338.5459795 RETE FISSA -0984.975350 MAIL; spironicastro@teletu it RISPOSTA ENTRO LE 24/48 ORE LO STUDIO E’ PRESENTE A : COSENZA, CROTONE, CATANZARO, REGGIO CALABRIA, VIBO VALENTIA.                          

La formula posta a base di una sentenza assolutoria per la responsabilità penale medica e non  è: ” oltre ogni ragionevole dubbio” . Tale formula empirica non contempla la possibilità che non debbano residuare dubbi all’esito della celebrazione di un processo penale nel senso che tali dubbi debbano essere inesistenti. Al contrario; i dubbi che residuano non devono essere ragionevoli ossia non devono trovare fondamento su un processo logico, coerente, deduttivo ed induttivo. In tale ultima ipotesi i dubbi sarebbero sorretti e supportati da un ragionamento logico-giuridico da generare il convincimento di essere in presenza di “…ragionevoli dubbi”. Nella responsabilità medica la formula adottata nella spiegazione/dimostrazione del nesso causale  si fonda su un calcolo probabilistico che è la summa ed il frutto del patrimonio conoscitivo della comunità scientifica mondiale e che affonda le proprie radici su verifiche casistiche, poichè nel calcolo probabilistico si applica la percentuale di verificazione che un evento possa accadere o no, o come possa accadere, in che termini, ed in che modo ect. appunto “..il più probabile che non”. Sta al medico dimostrare la legis artis od il concorso di elementi imprevedibili, ineluttabili, imprevedibili. che consentono di interrompere il nesso causale. CLICCA SULL’HOME PER CONOSCERE ED APPROFONDIRE TUTTI GLI ARGOMENTI ED I PROCEDIMENTI CON ESITO POSITIVO A PATROCINIO DELLO STUDIO. Avv. Piero Spiro Nicastro