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LA LEGGE PER TUTTI I CITTADINI: CASSAZIONE- DANNO ALLA SALUTE- RISARCIMENTO

LA LEGGE PER TUTTI I CITTADINI: STUDIO LEGALE NICASTRO & LORIA UNICO PORTALE SULLA RESPONSABILITA’MEDICA IN ITALIA RICHIEDI SUBITO UNA CONSULENZA O UN APPUNTAMENTO  ONLINE AL 338.5459795 -0984975350 MAIL; spironicastro@teletu it RISPOSTA ENTRO LE 24/48 ORE LO STUDIO E’ PRESENTE A : COSENZA, CROTONE, CATANZARO, REGGIO CALABRIA, VIBO VALENTIA.                        

La mancata fruizione di una cura, ancorchè palliativa rappresenta un danno risarcibile. L’omessa o ritardata diagnosi  e relativa terapia anche se in stadi terminali possono alleviare il dolore. Pertanto, pervenire in ritardo ad un diagnosi, a seconda del nesso di causalità, della sua incidenza probabilistica rispetto all’evento, già di per se rappresenta una autonoma voce di risarcimento danno alla salute aldilà degli oggettivi benefici. Già la sola limitazione della cura nell’arco temporale è ex se un danno risarcibile. Avv. Piero Spiro Nicastro

 

 

 

 

 

 

LA LEGGE PER TUTTI I CITTADINI: MALASANITA’- RESPONSABILITA’ DEL 118 OMISSIONE DI SOCCORSO – STUDIO LEGALE NICASTRO & LORIA UNICO PORTALE GIURIDICO INFORMATIVO SULLA RESPONSABILITA’ MEDICA IN ITALIA

LA LEGGE PER TUTTI I CITTADINI: STUDIO LEGALE NICASTRO & LORIA UNICO PORTALE SULLA RESPONSABILITA’MEDICA IN ITALIA  RICHIEDI SUBITO UNA CONSULENZA O UN APPUNTAMENTO  ONLINE AL 3385459795 -0984975350 MAIL ;spironicastro@teletu it RISPOSTA ENTRO LE 24/48 ORE LO STUDIO E’ PRESENTE A : COSENZA, CROTONE, CATANZARO, REGGIO CALABRIA, VIBO VALENZIA.

Cass. sent. n. 40036/2016 del 27.09.2016. Scatta una responsabilità penale per l’operatore del 118 che, dopo aver ricevuto la telefonata del paziente o di un suo familiare rivolta a ottenere con urgenza un’ambulanza, sottovalutata la gravità del caso e ritarda nell’invio del mezzo di soccorso. A stabilirlo è una sentenza di ieri della Cassazione [1].

 FATTO La madre di un ragazzo colto da una presumibile crisi epilettica in preda al panico chiama il 118 per chiedere l’intervento dell’ambulanza. L’operatore del 118 risponde testualmente:”    Allora ascolti la crisi fra qualche minuto passa da sola…Capito? Quindi…se vedete che non passa lo portate in ospedale eventualmente,…sicuramente ne ha avute altre…sicuramente passerà adesso da sola…comunque voi…valutate. Eventualmente ci richiamate». Atteso il peggioramento delle condizioni di salute del giovane la madre richiama il pronto soccorso per sentirsi dire «Ancora! Mi dà l’indirizzo per favore?». Le responsabilità del 118 Secondo la Cassazione, il sanitario preposto al 118 deve curarsi di assumere quante più informazioni possibili, precise e dettagliate, sullo stato di salute del giovane malato onde valutare la situazione di urgenza. In particolare egli deve informarsi sulle funzioni vitali del paziente (coscienza, respiro, circolazione e altro). È colpevole altresì se, in tali casi, nonostante l’urgenza, suggerisce un trasporto privato dell’interessato («Se vedete che non passa, lo portate in ospedale»). Insomma, l’operatore non può sottovalutare i sintomi riferitigli al telefono e, sostituendosi al medico per la diagnosi, eludere la richiesta di urgente intervento dell’ambulanza o ritardare nell’invio.

In sostanza – si legge in sentenza – la donna «è stata dirottata verso un nulla di fatto che significava la mancata presa in carico del paziente, al contempo demandando al congiunto le successive opzioni di assistenza sul presupposto (peraltro ignoto) che non era la prima crisi epilettica e che sarebbe passata come le altre precedenti».

Non è tutto. Sempre la Cassazione, qualche anno fa [2], ha anche stabilito la responsabilità della guardia medica che, nei casi di urgenza, ossia di un paziente in grave pericolo di vita, si limiti a inviare gli infermieri per il trasporto in ospedale senza essere personalmente presente sull’ambulanza. In tali casi scatta il reato di omissione d’atto d’ufficio. Secondo i giudici, infatti, la guardia medica ha l’obbligo di fare tutto il possibile per prestare soccorso e sottrarre il malato dal rischio, ivi compreso salire sull’ambulanza alla volta dell’abitazione ove si trova il paziente. AVV.PIERO SPIRO NICASTRO CLICCA SULL’HOME PER CONOSCERE ED APPROFONDIRE TUTTI GLI ARGOMENTI E LE VITTORIE CONSEGUITE DAL NOSTRO STUDIO.

LA LEGGE PER TUTTI I CITTADINI: Risarcimento epatite c in calabria- ricorso giudiziario per somministrazione farmaco salvavita (Sofosbuvire ..ect)

LA LEGGE PER TUTTI I CITTADINI: UNICO PORTALE  SULLA RESPONSABILITA’ MEDICA IN ITALIA.RICHIEDI UNA CONSULENZA ONLINE O UN APPUNTAMENTO AL 338.5459795 FISSO 0984.975350 MAIL spironicastro@teletu.it  RISPOSTA 24/48 ORE. LO  STUDIO NICASTRO & LORIA E’ PRESENTE: COSENZA, CROTONE, CATANZARO, REGGIO CALABRIA, VIBO VALENTIA

Lo studio degli avvocati Piero Spiro Nicastro e Preziosa Loria sta elaborando un ricorso al fine di ottenere un provvedimento giudiziale per la somministrazione a carico del Servizio Sanitario Nazionale di farmaci salvavita ( tipo Sofosbuvire) per tutti coloro i quali sono affetti da epatite c da emotrasfusione e vaccinazione già titolari dell’indennizzo di cui  alla legge 210/92.  Il ricorso, ad avviso dei redigenti, non può che essere individuale attesa la diversa e soggettiva posizione della persona affetta da epatite c, di volta in volta al vaglio del magistrato competente. Allo stato, tale terapia salvavita è riconosciuta solo a quanti versino in una fase di fibrosi epatica ossia la cirrosi del fegato, definibili in stadio molto avanzato a causa della eccessiva esosità del farmaco il cui costo è di 35.000 euro. Riteniamo che attendere che la malattia si evolva in pejus e che arrivi a rappresentare un pericolo per la vita non possa esser condizione ultima per la somministrazione di un farmaco che può, al contrario, garantire la guarigione senza arrivare a stadi gravi della patologia. La nuova categoria di danno per i danni patiti    ossia risarcire anche  il danno non patrimoniale patito dal paziente per aver vissuto nell’apprensione di poter morire in aggiunta  alla domanda di risarcimento del danno da perdita delle chance di guarigione – così viene chiamato il danno che deriva dall’aver perso del tempo prezioso per curarsi è la base dell’assunto giudiziale, unitamente ad altri principi che non si enunciano per ovvi motivi. Invitiamo quindi tutti coloro che versino nella situazione sopra detta a prendere contatti con lo studio in tempi brevi atteso il rilievo sociale (epocale) che tale situazione riveste. AVV. PIERO SPIRO NICASTRO CLICCA SULL’HOME PER LEGGERE ED APPROFONDIRE TUTTE LE PUBBLICAZIONI.                                                                                                     

LA LEGGE PER TUTTI I CITTADINI: Responsabilità medica, risarcimento danno sanitario, omessa, incompleta, inesatta raccolta dei dati anamnestici

LA LEGGE PER TUTTI I CITTADINI: STUDIO LEGALE NICASTRO & LORIA UNICO PORTALE SULLA RESPONSABILITA’MEDICA IN CALABRIA RICHIEDI SUBITO UNA CONSULENZA O UN APPUNTAMENTO  ONLINE AL 3385459795 -0984.975350 MAIL ;spironicastro@teletu it RISPOSTA ENTRO LE 24/48 ORE LO STUDIO E’ PRESENTE A : COSENZA, CROTONE, CATANZARO, REGGIO CALABRIA, VIBO VALENZIA.                        

Sorge responsabilità medica , sia civile che penale, allorquando il medico ometta di raccogliere completamente i dati anamnestici ossia le libere dichiarazioni del paziente inerenti  ad un ricovero, ad un consulto o all’accertamento strumentale. Una buona anamnesi è però il frutto di domande mirate o di domande generiche poste dal medico che rappresentano la sintesi del patrimonio conoscitivo della comunità scientifica per  la specifica  branca interessata. Tale raccolta di dati personali, risulta essere indispensabile strumento per un qualsiasi medico. Le dichiarazioni  del paziente vincolano il medico.  L’omissione anamnestica sorge in capo al medico quando non vi è traccia, a titolo esemplificativo, in cartella clinica, di dati che la comunità scientifica giudica obbligatori ossia che non si può fare a meno di acquisire per completezza informativa. Avv. Piero Spiro Nicastro CLICCA SULL’HOME PER CONOSCERE ED APPROFONDIRE TUTTI GLI ARGOMENTI .                                                                  

LA LEGGE PER TUTTI I CITTADINI: ritardata diagnosi di tumore al seno – responsabilità del medico – conseguenze. Perdita delle chance di guarigione

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Cancro al seno diagnosticato in forte ritardo: la neoplasia al seno è una patologia con la quale molte donne hanno avuto purtroppo a che fare. Un ritardo diagnostico in tale diffusa patologia comporta, per la maggior parte delle volte, l’invasivo intervento di asportazione con tutte le gravi implicazioni di natura estetica e psicologica. Ad un cancro tempestivamente diagnostico, segue la terapia conservativa ossia farmacologica. Da tale fatto suddescritto di grave omissione ne discende la responsabilità del medico oncologo il quale dovrà, nelle migliori delle ipotesi, risarcire anche  il danno non patrimoniale patito dalla paziente per aver vissuto nell’apprensione di poter morire.La domanda di risarcimento del danno da perdita delle chance di guarigione – così viene chiamato il danno che deriva dall’aver perso del tempo prezioso per curarsi – può essere esercitata anche dagli eredi del malato nel caso in cui il ritardo diagnostico non sia riuscito a evitare l’evento più infausto quale la morte. Ma attenzione: tale richiesta – che è naturale conseguenza d’una negligente condotta del medico – deve essere formulata esplicitamente già in primo grado. Secondo infatti i giudici, la domanda di indennizzo non può ritenersi implicita nella richiesta generica di condanna del medico al risarcimento di “tutti i danni” causati dalla morte della vittima”. È necessario, insomma, far chiaro riferimento alla richiesta di indennizzo del danno da perdita delle chance di guarigione. Avv. Piero Spiro Nicastro CLICCA SULL’HOME PER VEDERE ED APPROFONDIRE TUTTI GLI ARGOMENTI ED I GIUDIZI CON ESITO POSITIVO A PATROCINIO DELLO STUDIO LEGALE NICASTRO & LORIA.    

LA LEGGE PER TUTTI I CITTADINI : gravidanza indesiderata, danni da omessa sterilizzazione, risarcimento danni biologici per la donna, danni patrimoniali e non patrimoniali per la coppia condanna struttura sanitaria.

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Tribunale, Reggio Emilia, sez. II civile, sentenza 07/10/2015 n° 1298

Il paziente che agisca in giudizio, deve  dimostrare l’esistenza  del rapporto  contrattuale indicare e provare   l’inadempimento del sanitario; incombe sul sanitario (o sulla struttura ospedaliera) l’onere di provare che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente, a regola d’arte, uniformandosi alle linee guida ed al sapere della comunità scientifica mondiale.  Il Tribunale di Reggio Emilia accoglie la richiesta risarcitoria avanzata da due coniugi a seguito del sesto parto dell’attrice, successivo ad una richiesta di sterilizzazione, rimasta inadempiuta da parte della struttura sanitaria dove la stessa aveva partorito il quinto figlio. Le voci di danno dedotte in citazione sono il danno biologico occorso alla donna ed il danno patrimoniale e non patrimoniale occorso alla coppia. Il contesto del fatto nel quale si colloca il fattore causale e colpevole poi sfociato nella nascita del sesto figlio della coppia è dunque quello del quinto parto; in questa occasione la partoriente, assieme al proprio coniuge, aveva espresso e formalizzato il desiderio di subire, all’esito del parto cesareo, un intervento di sterilizzazione tubarica, in modo da non andare incontro a successive gravidanze. Viceversa, a distanza di breve tempo la donna aveva partorito il sesto figlio. Si era dunque posto il problema di contestare l’inesatto adempimento dell’obbligazione sanitaria. In punto di fatto, omesso l’intervento, dello stesso non v’era traccia alcuna nella scheda di dimissione, al termine del ricovero. Il dato ha un significato controverso: per gli attori è una conferma della leggerezza dei sanitari; per la convenuta, viceversa, quella scheda di dimissione, con il suo contenuto, costituisce la documentazione di un fatto, il mancato intervento di sterilizzazione, così reso noto agli attori, che non potevano dunque dolersi dell’omissione. Il baricentro della questione va chiarito: non v’è una leggerezza (rectius un’omissione) censurata in quanto tale, bensì per le conseguenze che ne derivano, la nascita di un altro bambino a breve distanza da quel ricovero che avrebbe dovuto escludere nuove gravidanze, ove fosse stato realizzato il richiesto intervento di sterilizzazione. La evidente omissione è posta in diretto rapporto di causalità con l’evento non voluto dalla coppia; indi, sorge responsabilità contrattuale ed extracontrattuale. La prova regina consiste nella produzione in giudizio  della cartella clinica relativa al quinto parto da dove emerge la formale richiesta di sterilizzazione tubarica incontestabilmente mai avvenuta. Avv. Piero Spiro Nicastro CLICCA SULL’HOME PER CONOSCERE ED APPROFONDIRE TUTTE LE PUBBLICAZIONI E LE SENTENZE A PATROCINIO DELLO STUDIO.